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La Via Crucis nei Sassi
L’attenzione delle prime comunità cristiane era tutta rivolta alla persona di Gesù Risorto, la Resurrezione, infatti, era il "fatto nuovo" della storia, l’evento che fonda la fede. A partire dalla resurrezione si diffusero i racconti della Passione, racconti molto dettagliati per far risaltare la novità della resurrezione. Solo in seguito si cominciarono a raccogliere e a custodire i segni della passione: la croce, i chiodi, la sindone (lenzuolo dove fu avvolto il corpo di Gesù per la sepoltura), il velo della Veronica, il tutulus crucis (la scritta posta in cima alla croce).

Nel Medioevo si sentì il bisogno di rivivere le ore della passione e di ripercorrerne idealmente la via e gli incontri che Gesù ebbe lungo la via della croce. Nacque così la Vai Crucis: un mettere in piedi sulle orme lasciate da Gesù, un metter in pratica l’invito di Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua".
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La terra calpestata da Gesù è definita Terra Santa, perché santificata dalla sua presenza, e la Via Crucis è la santificazione di ogni dolore e di ogni sofferenza umana, che uniti a quelli di Gesù acquistano un valore e un significato di redenzione, di collaborazione alla salvezza operata da Gesù.

Anche i Sassi di Matera sono Terra Santa, non solo per la somiglianza dell’ambientazione geografica, ma anche e soprattutto perché raccontano di una storia lunga secoli fatta di sacrifici, di sofferenza, di dolore e di privazioni, comunque una storia di vita vissuta. La scelta dei Sassi come Set cinematografico per i film su Gesù si giustifica ampiamente perché sembra di essere in Palestina.
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Qualunque materano che ha avuto la gioia e la fortuna di visitare la Terra Santa lì si sente a casa, ma anche chi vive in Terra Santa venendo a Matera dice “Sono in Palestina” (fu il commento spontaneo di Mons. Marcuzzo, vescovo di Nazareth, quando visitò Matera).

La Via Crucis nei Sassi è particolarmente suggestiva per tutti questi motivi: parlano le pietre, le grotte della gravina, la vegetazione spontanea, il percorso accidentato, ma soprattutto parla il “silenzio”, clima spirituale adatto non solo per fare un tuffo nel passato, ma soprattutto per farsi penetrare l’anima dalla Parola fatta carne, fatta dolore e sofferenza, fatta morte per dare la Vita.

Don Filippo Lombardi
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